Traduzione

martedì 14 marzo 2017

Riconscere un falso profeta




Nel corso del tempo, Gesù ci ha avvertiti che sarebbero venuti dei "falsi profeti", i quali avrebbero tentato di sedurre se avessero potuto, perfino gli eletti di Dio. Personalmente, ho conosciuto predicatori che all'inizio del loro ministero sembravano reali servi di Dio, ma poi nel corso del tempo si sono rivelati come dei "falsi insegnanti", e il modo migliore per proteggersi dall'inganno dei falsi insegnanti è quello di conoscere la verità. Per cui, il modo migliore per riconoscere una contraffazione, è proprio studiare la cosa vera. Qualunque credente studi attentamente la Bibbia è in grado di identificare le false dottrine. 
Pertanto, la prima cosa da fare consiste nello studiare approfonditamente la Bibbia e giudicare ogni insegnamento in base a quello che dice la Scrittura.

Gesù ha detto che "l'albero si può riconosce dal frutto". Quando ricerchiamo il "frutto", ecco tre prove specifiche da applicare a qualunque predicatore del Vangelo per stabilire l’accuratezza del suo insegnamento:

1) Che cosa dice questo predicatore su Gesù? In Matteo 16: 15 Gesù chiede: "E voi, chi dite che io sia?". Pietro risponde: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente", e per questa risposta Pietro venne definito "beato". 

In 2Giovanni 9 ci viene detto: "Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio. Chi rimane nella dottrina, ha il Padre e il Figlio". In poche parole, Gesù Cristo e la Sua opera di redenzione sono la massima importanza.
Bisogna fare attenzione a chiunque neghi che Gesù Cristo è uguale a Dio, che minimizzi la morte sostituiva di Cristo o che ne respinga anche l'umanità. 
1Giovanni 2: 22 dice: "Chi è il bugiardo se non colui che nega che Gesù è il Cristo? Egli è l'anticristo, che nega il Padre e il Figlio".

2) Questo predicatore predica il Vangelo? Il Vangelo è definito come la Buona Notizia relativa alla morte e risurrezione di Cristo secondo le Scritture. Per quanto belle possano suonare, le affermazioni "Dio ti ama", "Dio vuole che aiutiamo i poveri", "Dio vuole che tu sia prospero" e "Dio vuole che tu guarisca". Esse NON sono il messaggio completo del Vangelo. 

Proprio per questo, Paolo ci avverte in Galati 1: 7 "Ci sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il Vangelo di Cristo". Nessuno, nemmeno un grande predicatore, ha il diritto di cambiare il messaggio che Dio ci ha dato: "Se qualcuno vi annunzia un Vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema".

3) Questo predicatore mostra qualità caratteriali che glorificano il Signore? Parlando dei falsi insegnanti, Giuda 11 dice: "Guai a loro! Perché si sono incamminati per la via di Caino, e per amor di lucro si sono gettati nei traviamenti di Balaam, e sono periti per la ribellione di Core". In poche parole, un falso insegnante si può riconoscere dall'orgoglio (il rifiuto di Caino del piano di Dio), dalla cupidigia (Balaam che profetizza per denaro) e dalla ribellione (Core che promuove se stesso al di sopra di Mosè).

Per cui si può riconoscere un falso profeta quando si vede un predicatore che nonostante i molti danni fatti e le anime di persone ferite, per orgoglio non ha il coraggio di chiedere perdono. 
Lo si può riconoscere anche dal suo tono di superiorità verso gli altri, da come viene idolatrato dalle persone che lo seguono come se fosse Dio sulla terra e soprattutto quando usa la chiesa di Cristo come un business, promuovendo il falso "vangelo della prosperità", con lo scopo principale di arricchirsi come fosse un'azienda e solo con una parvenza di interesse, tenendo in realtà in poco conto le anime delle persone.
 

Il più delle volte è molto difficile smascherare un falso insegnante. Soprattutto quando il messaggio che viene annunciato da questa persona contiene della verità.
E' davvero difficile riconoscere un falso profeta quando il messaggio che annuncia non è completamente un'eresia o un'invenzione ma è una mezza verità e annacquato con alcune verità bibliche.
 In molti casi è questa la strategia di molti falsi insegnanti, annacquare il loro messaggio con un po' di verità, in modo da avere vita più facile per sedurre persone. Proprio per questo si parla di "lupi travestiti da pecore". Satana e i suoi demoni si travestono da "angeli di luce" e i loro servitori da servitori di giustizia. Solo avendo estrema dimestichezza con la verità si sarà in grado di riconoscere una contraffazione.

.

domenica 5 febbraio 2017

Il problema della sofferenza


Dal terzo millennio a.C. fin dagli scritti egiziani, sumeri, babilonesi, viene posta la seguente domanda: perché Dio, se è buono, permette la sofferenza delle sue creature?

Generalmente, le risposte date si sono rapportate a queste:
- Dio è potente, ma non è buono verso gli uomini e se vogliamo riflettere ed evitare la sofferenza, bisogna sottomettersi ad ogni sorta di esercizi di pietà e di punizioni che ci affliggono.
- Dio è buono e potente e la sofferenza è una punizione meritata per dei peccati pubblici o segreti.

Nel libro di Giobbe, un uomo ricco e felice nella sua famiglia si vede all'improvviso caricato di prove terribili dove tutti i suoi beni gli vengono tolti, in cui tre amici lo andarono a trovare provando a recargli consolazione.
Questi tre uomini amici di Giobbe lo andarono a trovare con lo scopo di piangere con lui e consolarlo. Ma alzati gli occhi non lo riconobbero per quanto era mal ridotto. Dicevano che aveva una malattia chiamata elefantiasi. E probabilmente era anche gonfio e faceva fatica a muoversi. Si era rasato il capo e quindi era senza capelli e senza barba, perciò avevano fatto fatica a riconoscerlo.
Pensate come era stravolto il corpo di questo uomo, tanto che gli amici alzarono la voce, piansero e rimasero seduti a terra per sette giorni e sette notti in cui nessuno di loro gli disse parola alcuna perché vedevano che il suo dolore era grande.
Chi si fermerebbe sette giorni e sette notti per qualcuno? Proprio per dire: "Partecipiamo alla tua sofferenza". Certe volte non sai cosa fare o dire, ti impietosisci e non sai come fare.
Ma grazie a Dio c'è scritto nella Parola: "Dio è il Padre di ogni consolazione". Romani 15: 5
Se non sono capaci gli uomini a consolarci, Dio è sempre capace.
Ma nello stesso tempo però possiamo essere anche noi di quelli che possono consolare.

La tesi tradizionale considera la sofferenza come un castigo del peccato, cosa che pensano anche gli amici di Giobbe mentre un'altra tesi vede nella sofferenza un mezzo di educazione dell'uomo.
E pur senza risolvere in maniera completa l'eterno problema della sofferenza, il libro di Giobbe getta però una splendida luce su questo mistero.

Ecco alcune delle grandi lezioni che ho imparato su questo argomento scottante:
- La sofferenza non provoca necessariamente il peccato: teoria di satana.
- La sofferenza non è una prova d'ingiustizia divina: teoria di Giobbe.
- La sofferenza non è sempre il risultato diretto del peccato: teoria degli amici di Giobbe.              
- La sofferenza è utile a ricondurre l’uomo all’umiltà: teoria di Elihu.

La sofferenza è causata da:
- Azione nefasta di satana sull'uomo.
- Azione del peccato che agisce nel cuore dell'uomo.
- La nostra natura decaduta umana.

Satana ha una grande libertà e una grande potenza per far soffrire; ma la sua libertà è limitata dalla volontà di Dio. Ci sono dei limiti che non può oltrepassare.
Dio impiega qualche volta degli strumenti umani per metterci alla prova. In effetti, gli amici di Giobbe furono la causa della sua caduta, essi compirono ciò che la perdita dei suoi beni e della sua salute non aveva potuto fare.
E' spesso più difficile accettare la prova inviata attraverso degli uomini che quella che Dio infligge direttamente.
Abbandonare la propria fede a causa delle sofferenze personali o universali non risolverà mai il problema. Il rigetto della fede non ha mai dato la soluzione ad un problema e non lo darà mai.
Ma nonostante questo vedo sempre molti uomini che dopo alcune sofferenze o perdite, la prima cosa che fanno è abbandonare e rigettare tutto quello che fino a poco tempo prima pensavano su Dio.
E lo scopo che Dio persegue con la sofferenza è di varie dimensioni:
- Egli la impiega come mezzo di educazione, la scuola della sofferenza nella quale Gesù stesso è passato.
- La impiega per manifestare la Sua gloria.

Ma Dio non spiega mai il perché della sofferenza, Egli rivela all'uomo la sua potenza illimitata e la Sua saggezza immensa nella natura.
Gli fa comprendere che se i fenomeni della natura che ha creato restano inspiegabili, la Sua provvidenza nella vita degli uomini sorpassa la nostra comprensione limitata.
Mettere in dubbio la saggezza e la bontà di Dio è semplicemente pazzia e noi non abbiamo alcun diritto di accusare Dio, e neanche di provare minimamente a discutere con Lui.
Rimaniamo abbastanza umili per ammettere la nostra incapacità di afferrare le vie di Dio riguardo a noi e riguardo al mondo.
Rimaniamo sempre pronti ad accusare noi stessi piuttosto che giudicare Dio.
Rimaniamo fiduciosi nel credere, verso e contro tutti, di più all’amore di Dio da cui niente ci potrà mai separare.

Dio utilizza la sofferenza come mezzo di crescita spirituale e per una più intima, personale e profonda conoscenza di Lui. E come dice la Parola:
"Gesù imparò l'obbedienza dalle cose che soffrì". Ebrei 5: 8 

mercoledì 11 gennaio 2017

Un lavacro quotidiano, un amore sacrificale


A partire dal capitolo 13 del Vangelo di Giovanni, Gesù interrompe il proprio ministero pubblico per iniziare a svolgere un ministero privato fra coloro che lo avevano ricevuto.
In questi ultimi capitoli prima della crocifissione, Gesù si occupa proprio dei suoi discepoli, mentre i primi dodici capitoli sono incentrati sul rifiuto della nazione Giudaica verso di Lui, i capitoli dal 13 al 17 contengono l'addio pronunciato da Gesù durante la notte del tradimento e dell'arresto, l'annuncio ai discepoli dell'opera che stava per compiere e la sua preghiera per loro.

Solo un giorno lo separava dalla croce.

In Giovanni 13: 1 ci viene detto "avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine".

Attraverso le Scritture e attraverso l'insegnamento biblico che ci è sempre stato dato noi sappiamo una cosa di Dio, che oltre a tante caratteristiche che in questo momento non analizzeremo, una di queste è che Lui è amore.

E nella sua infinita compassione e secondo la "grazia comune": Dio ama il mondo: "Poichè Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinchè chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna". Giovanni 3: 16


Dio ama i peccatori: "Ma io vi dico, amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano, affinchè siate figli del Padre vostro che è nei cieli, poichè egli fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti". Matteo 5: 44-45


E Dio ama i suoi di un amore perfetto, salvifico ed eterno, come si vede nei capitoli di Giovanni dal 13 al 17, in altre parole, li amò fino in fondo e li amò di un amore perfetto senza alcuna misura. Egli sopportò il tradimento, l'agonia e la morte perchè sapeva che sarebbe stato poi esaltato ed elevato alla presenza del Padre, dove avrebbe gustato nuovamente la gloria e la comunione che erano state sue da ogni eternità e fu questa la "gioia che gli era posta davanti" che gli permise di "sopportare il peso della croce".

La prima azione di comunione intima e speciale di amore che Gesù mostrò verso i suoi discepoli e che io voglio analizzare ed enfatizzare in questo articolo si trova in Giovanni 13: 4-5 "Si alzò da tavola, depose le sue vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse. Poi mise dell'acqua in una bacinella, e cominciò a lavare i piedi dei suoi discepoli, e ad asciugarli con l'asciugatoio del quale era cinto".

Innanzitutto, lavarsi i piedi era necessario in quella regione che era molto polverosa e sporca perchè voglio ricordare che in quel tempo le strade non erano asfaltate ma fatte di terra.
Se da un lato i discepoli sarebbero stati anche contenti di poter lavare i piedi di Gesù, non avrebbero mai accettato di lavare i piedi gli uni degli altri, poichè nella società del tempo, questo servizio era riservato alla servitù più umile.
Il Vangelo di Luca al capitolo 22 dice che i discepoli stavano in quel momento discutendo tra di loro su chi fosse il più grande e sicuramente in quel momento nessuno si sarebbe mai abbassato a lavare i piedi dell' altro.
Quando Gesù iniziò a lavare i loro piedi, loro ne furono sconvolti ma questo gesto voleva solo essere il simbolo di una purificazione spirituale e di umiltà cristiana, non certo di un rito da insegnare.
Gesù mostrò in questo modo quale dovesse essere il servizio cristiano, che avrebbe poi visto la sua espressione e manifestazione più sublime attraverso la sua morte sulla croce.
Ovviamente, la purificazione che Cristo compie nel momento della salvezza non ha bisogno di essere ripetuta, perchè l'espiazione è completa ed è una volta e per sempre al momento in cui noi decidiamo di credere nel Suo sacrificio per noi.
Ma tutti coloro che sono stati purificati in virtù della misericordiosa giustificazione divina hanno bisogno di un costante lavacro nella vita quotidiana di ogni giorno mentre combattono il peccato e le tentazioni che dimorano nella carne, perchè i credenti sono giustificati ed è imputata loro la giustizia di Cristo, ma hanno ancora bisogno che Dio compia in loro la santificazione, ed è proprio per questo che Gesù dice: "Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno che di lavarsi i piedi ed è tutto mondo". Giovanni 13: 10

Noi che abbiamo già creduto in Cristo e nel suo sacrificio, abbiamo già fatto il bagno, abbiamo solo bisogno quotidianamente del simbolico gesto del lavaggio dei piedi dalla polvere e dallo sporco, attraverso la comunione intima con Lui e la confessione dei nostri peccati per poter essere ogni giorno sempre mondi, sempre perdonati e poter progredire per poter essere sempre di più le persone che Dio vuole portarci ad essere.
Il lavacro dei piedi quindi ha un doppio significato, un simbolo di umiltà cristiana e un simbolo di remissione dei peccati.
Remissione dei peccati da parte di Dio nei nostri confronti e anche da parte nostra nei confronti degli altri, attraverso il perdono.
Successivamente, avendo annunciato ai suoi discepoli la sua dipartita e spiegato loro che nessuno lo avrebbe potuto seguire, Gesù inziò ad insegnare loro quale sarebbe dovuta essere la loro condotta una volta che egli fosse asceso al cielo. L'amore avrebbe dovuto essere il tratto distintivo del discepolato, "Che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi, anche voi amatevi gli uni gli altri". Giovanni 13: 34

Gesù diede questo comandamento, proprio per far capire a loro quale doveva essere il segno di distinzione di un cristiano, l'amore sacrificale.
Lui fu per loro proprio il primo esempio di amore sacrificale, e ne diede dimostrazione sacrificando la propria vita per la salvezza dell'uomo.
In questi ultimi momenti sulla terra da parte di Gesù, fu proprio Lui a dare conforto spirituale ed emotivo ai suoi discepoli e non il contrario, difatti iniziò a pronunciare parole di consolazione per gli undici discepoli che da li a breve sarebbero stati colti da sconforto, da confusione ed ansia riguardo il futuro, perchè il loro mondo stava per essere frantumato e Gesù vide in anticipo la loro devastazione.
Basta leggere anche solo ciò, e questi brevi capitoli per poter arrivare a capire il Suo amore per loro, e di conseguenza il Suo amore per ognuno di noi.

"Il vostro cuore non sia turbato, credete in Dio e credete anche in me". Giovanni 14: 1

domenica 4 settembre 2016

Il vangelo della prosperità


Vi è un messaggio che in questi ultimi anni ha fatto le sue radici all'interno di molte chiese, ed è un messaggio che di danno ne ha fatto e ne continua a fare molto, ma assieme al danno invece quelli che lo predicano hanno fatto purtroppo pure molti sostenitori. 
Esso è chiamato vangelo della prosperità, ma non della prosperità dell'anima, perchè essa non è tenuta molto in conto, ma piuttosto della prosperità economica e finanziaria, la quale è predicata ed esaltata come se fosse la cosa più importante per un credente.
 
Nel vangelo della prosperità, conosciuto anche come “parola di fede” al credente viene insegnato ad usare Dio, anche se la verità del cristianesimo biblico è l’opposto, ovvero è Dio che si serve del credente.
Viene chiamato parola di fede perchè ai credenti viene fatto pensare che la fede possa essere sfruttata anche per fini finanziari e fini materialistici.
Quindi si illudono che sono garantiti da Dio salute, lunga vita, denaro, matrimonio, lavoro, casa, vestiti, auto e in pratica un successo in ogni cosa garantito per ogni credente che accetta Cristo.
Nel Vangelo della prosperità si vede lo Spirito Santo come un potere da essere usato per soddisfare i desideri del credente. Mentre noi sappiamo invece che la Bibbia insegna che lo Spirito Santo è una persona che aiuta il credente a compiere invece la volontà di Dio. 
Il movimento del vangelo della prosperità assomiglia ad alcune sette avide che si infiltrarono nella chiesa delle origini. Paolo e gli altri apostoli non hanno mai abuto un atteggiamento nè conciliatorio e nè accomodante verso questi falsi insegnanti che diffondevano tali eresie. Essi li identificarono invece, come insegnanti pericolosi e esortarono i credenti ad evitarli.
Paolo avvertì Timoteo circa tali uomini, poichè uesti uomini dalla "mente corrotta" ritenevano la religione essere fonte di guadagno e il loro desiderio di ricchezze una trappola, che li avrebbe portati alla "rovina e alla distruzione". 

"Guardatevi dai falsi profeti, i quali vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Voi li riconoscerete dai loro frutti." Matteo 7: 15-16
Con questo tipo di vangelo della prosperità sembra essere un vero affare diventare cristiani, oltre ad avere la salvezza dell’anima, è garantita la prosperità economica e fisica però il fatto particolare è che i pastori o i predicatori che diffondono questo tipo di messaggio, che è privo di amore e privo di umiltà pretendono dai credenti decime ed abbondanti offerte.
In pratica questi furfanti illudono i credenti che se più generosamente donano del denaro al conduttore o alla chiesa che frequentano, più ricevono da Dio il suo favore.
Ad ogni modo è vero che Dio è un Dio che può esaudire le richieste dei credenti ma ovviamente se le richieste rientrano nella volontà di Dio per il bene del credente, Dio non esaudirà mai delle richieste per soddisfare l’egoismo e l’avidità umana.
 Ricercare il benessere economico a tutti i costi è un sentiero pericoloso per i cristiani e su questo Dio ci mette in guardia, poichè come ci insegna anche la Scrittura, l’amore del denaro è radice di ogni sorta di male; alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si sono procurati molti dolori.
Se le ricchezze fossero state un obiettivo giusto per i credenti Gesù stesso lo avrebbe perseguito. Ma non era così, difatti la Bibbia dice che Egli non aveva posto dove posare il Suo capo e insegnava ai suoi discepoli a fare lo stesso. Inoltre, ricordiamo che l’unico discepolo che si preoccupava della ricchezza è stato Giuda. 

Uno dei termini più favoriti nel movimento della prosperità è la “confessione positiva”. Questo fa riferimento all’insegnamento che le parole stesse abbiano un potere creativo. Come viene insegnato in questo movimento, in pratica quello che tu credi determina ogni cosa che ti avviene. Le tue confessioni e in particolare i favori che tu richiedi a Dio devono tutti essere richiesti positivamente e senza dubitare. 
A Dio è richiesto di rispondere e in tal modo la capacità di Dio di benedirci dipende tutta dalla nostra fede. 
E ora a voi che dite: "Oggi o domani andrete nella tale città, vi staremo un anno, trafficheremo e guadagneremo, mentre non sapete quel che succederà domani! Cos’è la vostra vita? Siete un vapore che appare per un istante e poi svanisce”. Non solo non possiamo parlare di cose che avverranno nel futuro, ma non sappiamo neanche quel che porterà il domani o se saremo in vita.


giovedì 25 agosto 2016

Giudicare o non giudicare?


È decisamente vero che nella Bibbia leggiamo che Gesù dice di non giudicare se non si vuole essere giudicati da Dio, ma oltre a tutto ciò la Bibbia dice anche: "Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto denunciatele". Efesini 5: 11

L'insegnamento di Paolo in questo versetto è chiaro e diretto: i cristiani sono chiamati a vivere fedelmente in giustizia e purezza, nonchè a tenersi lontano dalle opere e dalle vie malvagie del mondo. Le due vie sono irrimediabilmente opposte e inconciliabili. E in tutto questo la responsabilità del cristiano non si deve limitare solamente al ripudio del male, ma egli è oltre a tutto ciò, responsabile di denunciarlo e combatterlo, specialmente qualora esso si presenti nell'ambito interno della chiesa.
È importante per prima cosa lo spirito e l'attitudine che abbiamo nei confronti di coloro che esaminiamo. Se giudicare significa accusare una persona considerandola come un avversario o un nemico, oppure significa misurare gli altri secondo il nostro metro di giustizia anziché quello stabilito da Dio, allora questo non ci è permesso.
Al contrario, interpretare le parole di Gesù come una proibizione a constatare la realtà dei fatti e di valutare, sarebbe un grosso malinteso.

In Levitico 19: 16-17 è scritto: "Non andrai qua e là facendo il diffamatore in mezzo al tuo popolo, nè ti presenterai ad attestare il falso a danno della vita del tuo prossimo. Io sono il Signore. Non odierai tuo fratello nel tuo cuore, rimprovera pure il tuo prossimo, ma non ti caricare di un peccato a causa sua". Qui si parla dell'avvertimento da parte di Dio ad astenersi da qualsiasi azione che possa ingiustificatamente mettere a repentaglio la vita del prossimo attraverso delle false accuse a suo danno, ma successivamente invece parla della riprensione fraterna che potrebbe invece essere applicata a chiunque, purché sia animata dall'amore e dal desiderio di poter vedere il bene dell'altro e non la sua totale caduta. Esortare umilmente il prossimo al ravvedimento, non significa giudicare dando una frettolosa condanna ma significa desiderare che la volontà di Dio possa essere fatta nella sua vita e significa voler aiutare e consigliare il prossimo ad aprire gli occhi in modo da essere redento per godere di conseguenza della comunione con Dio.
Ovviamente, non è per nulla facile avere questo tipo di attitudine e richiede una sensibilità umana che purtroppo non tutti possono affermare di portare con se e che richiede molto lavoro sulla nostra persona.

Riguardo alle dottrine professate pubblicamente da organizzazioni, ordini, chiese ed enti, abbiamo il dovere di essere chiari, fermi ed irreprensibili, denunciando il falso insegnamento che porta a sviare i semplici di cuore. In questi casi non c'è pericolo di fraintendimenti, perché Gesù ha detto che molti falsi profeti sarebbero venuti sotto il suo nome, che i "lupi rapaci" si sarebbero travestiti da agnelli e che non chiunque lo avrebbe chiamato "Signore" avrebbe dimostrato di appartenere veramente a Lui, ma invece solamente chi avrebbe fatto la Sua volontà.
Se da un lato Gesù proibiva l'aspro giudizio di condanna promosso dal moralismo legalista del Suo tempo, dall'altro lato pretendeva e pretende ancora oggi l'esercizio del discernimento teologico e morale.
"Non giudicate secondo l’apparenza, ma giudicate con giusto giudizio". Giovanni 7: 24
Alla luce di tutto questo, chi giudica qualcuno che insegna cose contrarie alle verità scritturali ed opera scandali non sta lanciando pietre contro nessuno e non sta condannando a morte nessuno. Sta solo esprimendo un giusto giudizio, in base a fatti incontrovertibili, appoggiati dalla Parola di Dio.

Quanto poi al giudizio all'interno della chiesa, da parte dei conduttori, esso è permesso quando un conduttore vuole esortare a vivere in modo santo i fedeli, come descritto in 1Corinzi 5: 9-13
Questo non significa che dobbiamo diventare giudici degli altri, osservando e additando i loro sbagli, anzi dobbiamo badare prima di tutto alla nostra vita come descritto in Luca 6: 41 "Perchè guardi la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell'occhio tuo? Come puoi dire a tuo fratello: "Fratello, lascia che io tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio", mentre tu stesso non vedi la trave che è nell'occhio tuo? Ipocrita, togli prima dall'occhio tuo la trave, e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello".
Successivamente a tutto ciò veniamo invitati ad esortare nell'amore del Signore e non a condannare, quei fratelli il cui comportamento non è retto davanti a Dio, pregando per loro e praticando il perdono nei loro confronti perchè possano ritrovare la completa serenità e non cadano nella tristezza, come descritto in 1Giovanni 5: 16

Se dal primo lato abbiamo visto i diversi casi in cui è permesso giudicare, c'è anche un ulteriore lato con gli ammonimenti che la Parola di Dio indirizza a quanti giudicano in modo sbagliato, e cioè per superbia, maldicenza, ipocrisia, o spirito di parte.
Gesù disse: "Non giudicate, affinché non siate giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate, sarete giudicati; e con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell'occhio tuo? O, come potrai tu dire a tuo fratello: "Lascia che io ti tolga dall'occhio la pagliuzza", mentre la trave è nell'occhio tuo? Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per trarre la pagliuzza dall'occhio di tuo fratello". Matteo 7: 1-5
"Ciascuno di noi renderà conto di sé stesso a Dio. Smettiamo dunque di giudicarci gli uni gli altri; decidetevi piuttosto a non porre inciampo sulla via del fratello, né a essere per lui un'occasione di caduta". Romani 14: 12-13
"Non sparlate gli uni degli altri, fratelli". Giacomo 4: 11 
"Il servo del Signore non deve litigare, ma deve essere mite con tutti, capace di insegnare, paziente. Deve istruire con mansuetudine gli oppositori nella speranza che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità, in modo che, rientrati in sé stessi, escano dal laccio del diavolo, che li aveva presi prigionieri perché facessero la sua volontà". 2Timoteo 2: 24
"Sbarazzandovi di ogni cattiveria, di ogni frode, dell'ipocrisia, delle invidie e di ogni maldicenza, come bambini appena nati, desiderate il puro latte spirituale, perché con esso cresciate per la salvezza, se davvero avete gustato che il Signore è buono. Accostandovi a Lui, pietra vivente, rifiutata dagli uomini, ma davanti a Dio scelta e preziosa, anche voi, come pietre viventi, siete edificati per formare una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo". 1Pietro 2: 1-5

In parole povere, troppe volte si punta il dito verso quel fratello o quella sorella che a nostro parere non sta viaggiando in maniera perfetta nel proprio percorso. Ma mentre il nostro dito è rivolto contro di loro, le altre dita puntano invece verso di noi ricordandoci che il giudizio spetta solo a Dio. Quando un nostro fratello commette un errore, non trasciniamolo sul tavolo degli imputati, ma parliamogli con riservatezza mediante la grazia che è in noi. Una parola proferita con giudizio può uccidere una vita spirituale che poteva invece essere ristabilita. Ricordiamoci di quando vivevamo noi stessi come peccatori nel mondo e siamo andati davanti a Dio, non abbiamo mai trovato uno sguardo di giudizio e di condanna, ma abbiamo sempre trovato occhi che ci guardavano con amore.
Non dobbiamo mai essere precipitosi nel trarre le nostre conclusioni riguardo ad un nostro fratello, perché Dio solo conosce l'intimo del cuore di ognuno di noi e per Lui nulla è nascosto. Se siamo a conoscenza di una debolezza di un nostro fratello, non diffondiamo dicerie sul suo conto, ciò non farebbe altro che distruggere la sua vita e indebolire il corpo di Cristo.
Poichè potrebbe capitare anche la volta in cui potremmo esserci noi dalla parte opposta e non vorremmo affatto che tutto ciò possa venire fatto a nostro riguardo.