Traduzione

domenica 4 settembre 2016

Il vangelo della prosperità


Vi è un messaggio che in questi ultimi anni ha fatto le sue radici all'interno di molte chiese, ed è un messaggio che di danno ne ha fatto e ne continua a fare molto, ma assieme al danno invece quelli che lo predicano hanno fatto purtroppo pure molti sostenitori. 
Esso è chiamato vangelo della prosperità, ma non della prosperità dell'anima, perchè essa non è tenuta molto in conto, ma piuttosto della prosperità economica e finanziaria, la quale è predicata ed esaltata come se fosse la cosa più importante per un credente.
 
Nel vangelo della prosperità, conosciuto anche come “parola di fede” al credente viene insegnato ad usare Dio, anche se la verità del cristianesimo biblico è l’opposto, ovvero è Dio che si serve del credente.
Viene chiamato parola di fede perchè ai credenti viene fatto pensare che la fede possa essere sfruttata anche per fini finanziari e fini materialistici.
Quindi si illudono che sono garantiti da Dio salute, lunga vita, denaro, matrimonio, lavoro, casa, vestiti, auto e in pratica un successo in ogni cosa garantito per ogni credente che accetta Cristo.
Nel Vangelo della prosperità si vede lo Spirito Santo come un potere da essere usato per soddisfare i desideri del credente. Mentre noi sappiamo invece che la Bibbia insegna che lo Spirito Santo è una persona che aiuta il credente a compiere invece la volontà di Dio. 
Il movimento del vangelo della prosperità assomiglia ad alcune sette avide che si infiltrarono nella chiesa delle origini. Paolo e gli altri apostoli non hanno mai abuto un atteggiamento nè conciliatorio e nè accomodante verso questi falsi insegnanti che diffondevano tali eresie. Essi li identificarono invece, come insegnanti pericolosi e esortarono i credenti ad evitarli.
Paolo avvertì Timoteo circa tali uomini, poichè uesti uomini dalla "mente corrotta" ritenevano la religione essere fonte di guadagno e il loro desiderio di ricchezze una trappola, che li avrebbe portati alla "rovina e alla distruzione". 

"Guardatevi dai falsi profeti, i quali vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Voi li riconoscerete dai loro frutti." Matteo 7: 15-16
Con questo tipo di vangelo della prosperità sembra essere un vero affare diventare cristiani, oltre ad avere la salvezza dell’anima, è garantita la prosperità economica e fisica però il fatto particolare è che i pastori o i predicatori che diffondono questo tipo di messaggio, che è privo di amore e privo di umiltà pretendono dai credenti decime ed abbondanti offerte.
In pratica questi furfanti illudono i credenti che se più generosamente donano del denaro al conduttore o alla chiesa che frequentano, più ricevono da Dio il suo favore.
Ad ogni modo è vero che Dio è un Dio che può esaudire le richieste dei credenti ma ovviamente se le richieste rientrano nella volontà di Dio per il bene del credente, Dio non esaudirà mai delle richieste per soddisfare l’egoismo e l’avidità umana.
 Ricercare il benessere economico a tutti i costi è un sentiero pericoloso per i cristiani e su questo Dio ci mette in guardia, poichè come ci insegna anche la Scrittura, l’amore del denaro è radice di ogni sorta di male; alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si sono procurati molti dolori.
Se le ricchezze fossero state un obiettivo giusto per i credenti Gesù stesso lo avrebbe perseguito. Ma non era così, difatti la Bibbia dice che Egli non aveva posto dove posare il Suo capo e insegnava ai suoi discepoli a fare lo stesso. Inoltre, ricordiamo che l’unico discepolo che si preoccupava della ricchezza è stato Giuda. 

Uno dei termini più favoriti nel movimento della prosperità è la “confessione positiva”. Questo fa riferimento all’insegnamento che le parole stesse abbiano un potere creativo. Come viene insegnato in questo movimento, in pratica quello che tu credi determina ogni cosa che ti avviene. Le tue confessioni e in particolare i favori che tu richiedi a Dio devono tutti essere richiesti positivamente e senza dubitare. 
A Dio è richiesto di rispondere e in tal modo la capacità di Dio di benedirci dipende tutta dalla nostra fede. 
E ora a voi che dite: "Oggi o domani andrete nella tale città, vi staremo un anno, trafficheremo e guadagneremo, mentre non sapete quel che succederà domani! Cos’è la vostra vita? Siete un vapore che appare per un istante e poi svanisce”. Non solo non possiamo parlare di cose che avverranno nel futuro, ma non sappiamo neanche quel che porterà il domani o se saremo in vita.


giovedì 25 agosto 2016

Giudicare o non giudicare?


È decisamente vero che nella Bibbia leggiamo che Gesù dice di non giudicare se non si vuole essere giudicati da Dio, ma oltre a tutto ciò la Bibbia dice anche: "Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto denunciatele". Efesini 5: 11

L'insegnamento di Paolo in questo versetto è chiaro e diretto: i cristiani sono chiamati a vivere fedelmente in giustizia e purezza, nonchè a tenersi lontano dalle opere e dalle vie malvagie del mondo. Le due vie sono irrimediabilmente opposte e inconciliabili. E in tutto questo la responsabilità del cristiano non si deve limitare solamente al ripudio del male, ma egli è oltre a tutto ciò, responsabile di denunciarlo e combatterlo, specialmente qualora esso si presenti nell'ambito interno della chiesa.
È importante per prima cosa lo spirito e l'attitudine che abbiamo nei confronti di coloro che esaminiamo. Se giudicare significa accusare una persona considerandola come un avversario o un nemico, oppure significa misurare gli altri secondo il nostro metro di giustizia anziché quello stabilito da Dio, allora questo non ci è permesso.
Al contrario, interpretare le parole di Gesù come una proibizione a constatare la realtà dei fatti e di valutare, sarebbe un grosso malinteso.

In Levitico 19: 16-17 è scritto: "Non andrai qua e là facendo il diffamatore in mezzo al tuo popolo, nè ti presenterai ad attestare il falso a danno della vita del tuo prossimo. Io sono il Signore. Non odierai tuo fratello nel tuo cuore, rimprovera pure il tuo prossimo, ma non ti caricare di un peccato a causa sua". Qui si parla dell'avvertimento da parte di Dio ad astenersi da qualsiasi azione che possa ingiustificatamente mettere a repentaglio la vita del prossimo attraverso delle false accuse a suo danno, ma successivamente invece parla della riprensione fraterna che potrebbe invece essere applicata a chiunque, purché sia animata dall'amore e dal desiderio di poter vedere il bene dell'altro e non la sua totale caduta. Esortare umilmente il prossimo al ravvedimento, non significa giudicare dando una frettolosa condanna ma significa desiderare che la volontà di Dio possa essere fatta nella sua vita e significa voler aiutare e consigliare il prossimo ad aprire gli occhi in modo da essere redento per godere di conseguenza della comunione con Dio.
Ovviamente, non è per nulla facile avere questo tipo di attitudine e richiede una sensibilità umana che purtroppo non tutti possono affermare di portare con se e che richiede molto lavoro sulla nostra persona.

Riguardo alle dottrine professate pubblicamente da organizzazioni, ordini, chiese ed enti, abbiamo il dovere di essere chiari, fermi ed irreprensibili, denunciando il falso insegnamento che porta a sviare i semplici di cuore. In questi casi non c'è pericolo di fraintendimenti, perché Gesù ha detto che molti falsi profeti sarebbero venuti sotto il suo nome, che i "lupi rapaci" si sarebbero travestiti da agnelli e che non chiunque lo avrebbe chiamato "Signore" avrebbe dimostrato di appartenere veramente a Lui, ma invece solamente chi avrebbe fatto la Sua volontà.
Se da un lato Gesù proibiva l'aspro giudizio di condanna promosso dal moralismo legalista del Suo tempo, dall'altro lato pretendeva e pretende ancora oggi l'esercizio del discernimento teologico e morale.
"Non giudicate secondo l’apparenza, ma giudicate con giusto giudizio". Giovanni 7: 24
Alla luce di tutto questo, chi giudica qualcuno che insegna cose contrarie alle verità scritturali ed opera scandali non sta lanciando pietre contro nessuno e non sta condannando a morte nessuno. Sta solo esprimendo un giusto giudizio, in base a fatti incontrovertibili, appoggiati dalla Parola di Dio.

Quanto poi al giudizio all'interno della chiesa, da parte dei conduttori, esso è permesso quando un conduttore vuole esortare a vivere in modo santo i fedeli, come descritto in 1Corinzi 5: 9-13
Questo non significa che dobbiamo diventare giudici degli altri, osservando e additando i loro sbagli, anzi dobbiamo badare prima di tutto alla nostra vita come descritto in Luca 6: 41 "Perchè guardi la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell'occhio tuo? Come puoi dire a tuo fratello: "Fratello, lascia che io tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio", mentre tu stesso non vedi la trave che è nell'occhio tuo? Ipocrita, togli prima dall'occhio tuo la trave, e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello".
Successivamente a tutto ciò veniamo invitati ad esortare nell'amore del Signore e non a condannare, quei fratelli il cui comportamento non è retto davanti a Dio, pregando per loro e praticando il perdono nei loro confronti perchè possano ritrovare la completa serenità e non cadano nella tristezza, come descritto in 1Giovanni 5: 16

Se dal primo lato abbiamo visto i diversi casi in cui è permesso giudicare, c'è anche un ulteriore lato con gli ammonimenti che la Parola di Dio indirizza a quanti giudicano in modo sbagliato, e cioè per superbia, maldicenza, ipocrisia, o spirito di parte.
Gesù disse: "Non giudicate, affinché non siate giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate, sarete giudicati; e con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell'occhio tuo? O, come potrai tu dire a tuo fratello: "Lascia che io ti tolga dall'occhio la pagliuzza", mentre la trave è nell'occhio tuo? Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per trarre la pagliuzza dall'occhio di tuo fratello". Matteo 7: 1-5
"Ciascuno di noi renderà conto di sé stesso a Dio. Smettiamo dunque di giudicarci gli uni gli altri; decidetevi piuttosto a non porre inciampo sulla via del fratello, né a essere per lui un'occasione di caduta". Romani 14: 12-13
"Non sparlate gli uni degli altri, fratelli". Giacomo 4: 11 
"Il servo del Signore non deve litigare, ma deve essere mite con tutti, capace di insegnare, paziente. Deve istruire con mansuetudine gli oppositori nella speranza che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità, in modo che, rientrati in sé stessi, escano dal laccio del diavolo, che li aveva presi prigionieri perché facessero la sua volontà". 2Timoteo 2: 24
"Sbarazzandovi di ogni cattiveria, di ogni frode, dell'ipocrisia, delle invidie e di ogni maldicenza, come bambini appena nati, desiderate il puro latte spirituale, perché con esso cresciate per la salvezza, se davvero avete gustato che il Signore è buono. Accostandovi a Lui, pietra vivente, rifiutata dagli uomini, ma davanti a Dio scelta e preziosa, anche voi, come pietre viventi, siete edificati per formare una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo". 1Pietro 2: 1-5

In parole povere, troppe volte si punta il dito verso quel fratello o quella sorella che a nostro parere non sta viaggiando in maniera perfetta nel proprio percorso. Ma mentre il nostro dito è rivolto contro di loro, le altre dita puntano invece verso di noi ricordandoci che il giudizio spetta solo a Dio. Quando un nostro fratello commette un errore, non trasciniamolo sul tavolo degli imputati, ma parliamogli con riservatezza mediante la grazia che è in noi. Una parola proferita con giudizio può uccidere una vita spirituale che poteva invece essere ristabilita. Ricordiamoci di quando vivevamo noi stessi come peccatori nel mondo e siamo andati davanti a Dio, non abbiamo mai trovato uno sguardo di giudizio e di condanna, ma abbiamo sempre trovato occhi che ci guardavano con amore.
Non dobbiamo mai essere precipitosi nel trarre le nostre conclusioni riguardo ad un nostro fratello, perché Dio solo conosce l'intimo del cuore di ognuno di noi e per Lui nulla è nascosto. Se siamo a conoscenza di una debolezza di un nostro fratello, non diffondiamo dicerie sul suo conto, ciò non farebbe altro che distruggere la sua vita e indebolire il corpo di Cristo.
Poichè potrebbe capitare anche la volta in cui potremmo esserci noi dalla parte opposta e non vorremmo affatto che tutto ciò possa venire fatto a nostro riguardo.

martedì 3 novembre 2015

Ama la tua croce, perdi la tua vita

Poi disse a tutti: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà, ma chi perderà la sua vita per causa mia, la salverà. Che giova infatti all'uomo guadagnare tutto il mondo, se poi rovina se stesso e va in perdizione?
Perché, se uno ha vergogna di me e delle mie parole, anche il Figlio dell'uomo avrà vergogna di lui, quando verrà nella gloria sua e del Padre e dei santi angeli". Luca 9: 23-26

Leggendo queste parole di Gesù vengono messi in rilievo due tipi di vita: la vita terrena che si costruisce in questo mondo, e la vita futura soprannaturale data da Dio, attraverso Gesù, a chi crede nel Suo sacrificio sulla croce del calvario, vita che non finisce ma anzi inizia dopo la morte terrena e che nessuno ci può togliere.
Di fronte all'esistenza, allora, si possono avere due tipi di atteggiamenti: o attaccarsi alla vita terrena, considerandola come l'unico bene possibile e vivendo di conseguenza pensando ed agendo solo ed esclusivamente pensando a questo, affermando il nostro io, pensando al successo, alla ricchezza e alla realizzazione dei nostri obiettivi umani e carnali, che ci porteranno come conclusione finale alla morte eterna. Oppure, al contrario, credendo che abbiamo ricevuto da Dio un'esistenza ben più profonda ed autentica, avendo il coraggio di vivere sacrificando la nostra vita terrena con tutto quello che ci propone, per amare Dio e per amare gli altri, guadagnando invece l'altra.
Molte volte si pensa che perdere la propria vita significhi solo morire fisicamente come martiri per amore di Cristo, ma non è quello. Perdere la propria vita significa in maniera più profonda fare delle rinunce in quello che viviamo in questo mondo, anche quotidiane per non seguire più la mondanità o le mode che ci vogliono fare conformare con questa vita, ma che ci rendano appartati e santi per Lui.
Questo breve discorso è solo per introdurre la vita dei discepoli di Cristo dei quali desidero parlare per prenderli come esempio su come seguendo la chiamata di Gesù, dovettero sacrificare la propria vita e rinunciare a qualcosa.

Or Gesù, camminando lungo il mare della Galilea, vide due fratelli, Simone detto Pietro e Andrea suo fratello, i quali gettavano la rete nel mare, poiché erano pescatori, e disse loro: "Seguitemi e io vi farò pescatori di uomini". Or essi, lasciate prontamente le reti, lo seguirono. E proseguendo il cammino, vide due altri fratelli: Giacomo, il figlio di Zebedeo e Giovanni suo fratello, nella barca con Zebedeo loro padre, i quali riassettavano le reti, e li chiamò. Ed essi lasciata prontamente la barca e il padre loro, lo seguirono. Matteo 4: 18-22  

Poi Gesù, passando oltre, vide un uomo che sedeva al banco delle imposte, chiamato Matteo. e gli disse: "Seguimi!". Ed egli, alzatosi, lo seguì. Matteo 9: 9

I discepoli chiamati da Gesù a Capernaum iniziarono proprio qui un discepolato che li avrebbe tenuti impegnati e sarebbe durato tutta la vita.
Rinunciarono al proprio lavoro secolare, salutarono le loro famiglie e andarono con Gesù senza sapere cosa gli sarebbe aspettato.
Analizzando nel dettaglio la vita dei discepoli più anche quella dell'apostolo Paolo e di Stefano primo martire cristiano, si nota in tutti una cosa comune e cioè il perdere la propria vita.
Ma soprattutto cosa fondamentale, tutto questo accadde mentre giravano per il mondo predicando ed essendo attivi per il Vangelo e non mentre si riposavano senza fare nulla di concreto.

SIMON PIETRO: Era un pescatore ebreo che secondo fonti storiche e la tradizione morì crocifisso a Roma nel '67 mentre predicava il Vangelo.

ANDREA: Era un pescatore ebreo, fratello di Pietro che secondo fonti storiche e la tradizione morì crocifisso a Patrasso nel '60 mentre predicava il Vangelo.

GIACOMO DI ZEBEDEO: Era un pescatore ebreo che secondo il libro degli Atti al capitolo 12, fu ucciso di spada, probabilmente decapitato da re Erode, mentre predicava il Vangelo, e fu il primo martire per quanto riguarda gli apostoli.

GIOVANNI: Era un pescatore ebreo che morì di morte naturale nel '98 ad Efeso, ma prima di tutto ciò fu catturato ed esiliato per diversi anni sull'isola di Patmos, per non permettergli di predicare il Vangelo, fu l'ultimo degli apostoli a morire.

FILIPPO: Secondo fonti storiche e la tradizione, morì nell' 80 di crocifissione a Hierapolis.

BARTOLOMEO: Secondo fonti storiche e la tradizione, morì in data ignota in Azerbaigian scuoiato della pelle mentre predicava il Vangelo.

TOMMASO: Secondo fonti storiche e la tradizione , morì in India nel '72 trafitto di lancia mentre predicava il Vangelo.

PAOLO DI TARSO: Era un fariseo, persecutore dei Cristiani che divenne apostolo dei gentili dopo la chiamata personale di Gesù sulla via per Damasco e morì decapitato a Roma nel '67 mentre predicava il Vangelo.

STEFANO: Era un diacono e primo martire cristiano che morì nel '36 lapidato come descritto in Atti 7: 59

A tutto ciò si potrebbero aggiungere tutte le innumerevoli volte in cui furono perseguitati, inseguiti ed arrestati proprio mentre andavano in giro a predicare il Vangelo della salvezza.

Come possiamo invece noi oggi perdere la nostra vita?
In primo luogo perdere la propria vita non significa necessariamente essere uccisi, perseguitati e torturati proprio come accadde ai discepoli descritti in precedenza.
Il significato di perdere la nostra vita e portare la nostra croce è per lo più sinonimo di rinunciare a qualcosa per amore del Signore, per esempio rinunciando alle cose sbagliate che questo mondo propone e mantenendoci appartati e separati da esso e dal peccato che ci viene proposto e ci sta continuamente davanti.
Predicando e mostrando in ogni occasione attraverso la nostra vita personale il Vangelo, proprio come fecero i discepoli, senza avere paura delle reazioni delle persone che ci ascolteranno.
Dedicando parte del nostro tempo che è la cosa più importante che abbiamo, in quanto nessuno potrà ridarcelo indietro, per il servizio cristiano invece che per i nostri piaceri umani, mettendo al primo posto nella nostra vita, Lui e la sua Parola.
Lasciando che sia Lui ad avere il controllo del nostro futuro perché le sue decisioni saranno sicuramente migliori delle nostre decisioni.
I discepoli facendo tutto questo in quel tempo, persero tutti la propria vita naturale. Anche oggi ci sono persone che perdono la propria vita naturale per amore del Vangelo di Cristo, come nei paesi dove non esiste la libertà di culto e i Cristiani ancora oggi vengono torturati, perseguitati ed uccisi.

Guardiamoci attorno e riempiamo le nostre giornate di atti di amore. Cristo si presenta davanti a noi ogni giorno, nei nostri figli, nei nostri fratelli, nel nostro partner, nei colleghi, negli amici, nelle persone che incontriamo per caso in giro per strada. Facciamo del bene a tutti, facciamo per tutti qualcosa secondo le nostre possibilità e quando quelle sembreranno esaurite, ricorda questo: potremo ancora pregare per loro.
Perdi la tua vita: la guadagnerai.

"Per me infatti il vivere è Cristo, e il morire guadagno". Filippesi 1: 21




martedì 6 ottobre 2015

"Toronto blessings?" No, grazie!


Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: "Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel tuo nome, e nel tuo nome scacciato demoni e fatte nel tuo nome molte opere potenti?"
E allora dichiarerò loro: "Io non vi ho mai conosciuti, allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità". Matteo 7: 21-23

Parlò così Gesù in Matteo 7 mentre insegnava ai suoi discepoli durante il famosissimo sermone sul monte, perchè vi ho citato questo? Perché credo che questo passaggio biblico calzi a pennello su quello che ogni giorno sempre di più si sta verificando all'interno del Cristianesimo mondiale, oggi voglio spendere delle parole per parlare di uno spiacevole fenomeno che purtroppo sempre maggiormente con il tempo sta crescendo ed è divenuto realtà all'interno di moltissime chiese Cristiane in giro per il mondo (soprattutto quelle di stampo carismatico), e cioè quella che viene definita "La benedizione di Toronto" o "Toronto Blessing". Ora, partiamo però dall'inizio: che cos'è questa "Toronto Blessing?".
La cosiddetta "Toronto Blessing", ossia la benedizione di Toronto, fa parte di quella che è stata chiamata la terza ondata di risveglio carismatica e non sono altro che alcuni nuovi fenomeni carismatici diversi dalla tradizionale glossolalìa (cioè il parlare in lingue) che caratterizzano queste cosiddette "benedizioni" che hanno avuto origine in Canada nella città di Toronto nel 1994 presso la congregazione del movimento Vineyard situata presso l'aeroporto di Toronto (Airport Vineyard Church), e da li si sono diffuse a macchia d'olio all'interno di molte comunità, soprattutto di stampo pentecostale, di molte nazioni del mondo compresa anche l'Italia.
Alcune caratteristiche di questa esperienza, ma in versione più "moderata", si ritrovano nel risveglio di Pensacola (Florida), che ha al suo centro una congregazione locale delle Assemblee di Dio.
All'origine di questo movimento ancor prima del 1994 con le sue stranissime manifestazioni che vi citerò dopo ci sono due uomini, il primo è l'evangelista Sud Africano Rodney Howard-Browne predicatore della prosperità, cioè quel messaggio che in sostanza afferma che la povertà è una maledizione e che i Cristiani devono essere ricchi materialmente poiché è questa la volontà di Dio per loro, e se uno non è in salute o finanziariamente prospero è solo perché non è nella grazia di Dio ma nel peccato.
Mentre il secondo è Randy Clark che era il pastore della Vineyard Church a S.Louis in Missouri facente parte della rete di altre chiese Vineyard negli Stati Uniti d'America, che dopo alcuni anni in cui credeva di non riuscire a vedere dei frutti nella sua comunità e sentendo parlare delle manifestazioni inusuali e potenti di Rodney Howard-Browne, decise di partecipare ad una delle sue riunioni nella città di Tulsa in Oklahoma.
In questa riunione Randy fu particolarmente "toccato" e a suo dire, ricevette da Rodney l'unzione che una volta rientrato a casa, portò all'interno della sua comunità, e le riunioni che da li in avanti condusse furono così "potenti", con queste manifestazioni che durarono per circa novanta giorni, in cui parteciparono anche molti altri predicatori sempre della prosperità tra i quali i famosi Kenneth Hagin e Kenneth Copeland che vollero vedere e toccare con mano questo genere di fenomeni che si stavano verificando, finché partecipando non ne furono "colpiti" anche loro.
In questo modo il movimento si sviluppò e da li in avanti si iniziò a parlare sempre di più di quella che è divenuta con il tempo la ormai famosa "Toronto Blessing".
I fenomeni di questo movimento sono detti anche: holy laughter (sacra risata), gioia dello Spirito Santo o battesimo della gioia, cioè un eccesso irrefrenabile di riso (talora accompagnato da un successivo "riposo nello spirito", una sorta di breve svenimento ben noto alla tradizione pentecostale).
Questi nomi piuttosto singolari fanno riferimento a quelle che sono le diaboliche manifestazioni di questa strana esperienza, che vi voglio citare: "Alcuni piangono senza riuscire a controllarsi o ridono istericamente senza potersi fermare, altri cadono per terra e si contorcono come serpenti, altri colpiscono l'aria con le mani senza controllo, altri si piegano in due come in preda ad un dolore, altri camminano come animali e imitano i versi degli animali senza controllo, si ho detto animali non avete letto male. E non dico questo solo perché ho visto dei video o ne ho sentito parlare ma perché mi è capitato in una occasione di essere presente in una comunità della quale non farò il nome dove ho assistito personalmente ed inaspettatamente ad episodi di questo tipo rimanendone totalmente allibito e raccapricciato. In pratica le persone perdono totalmente il controllo del loro corpo, tremano per diverso tempo, restano a terra per ore come paralizzati o ridono per ore intere, tutto di conseguenza in mezzo al caos più totale.

Non posterò video dove vi verranno mostrati questi episodi ma se li andrete a cercare per conto vostro vi informo che Youtube ne è pieno.
Queste manifestazioni ricordano molto da vicino le pratiche di alcuni occultisti e soprattutto a quelle della pratica occulta orientale del Kundalini sulla quale vi invito ad andare ad informarvi per capire meglio.
Per concludere voglio lasciarvi con un video di quello che a mio modo di vedere è stato uno tra i più fedeli e grandi uomini di Dio, il Pastore David Wilkerson che parlando in un sermone proprio di questa famosa "Toronto Blessing", condannandola, non riesce a finire di parlare che per la tristezza e delusione provate per questi fenomeni che si sono verificati, sviluppati ed insegnati proprio partendo dagli Stati Uniti d'America, inizia a piangere a dirotto senza più fermarsi.
"Carissimi, non credete ad ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio, perché molti falsi profeti sono usciti fuori nel mondo."  1Giovanni 4:1